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Il granato, la gemma dal sangue regale
Se ci viene chiesto di pensare ad una gemma dal vivido colore rosso e dalla brillantezza sfaccettata, molto probabilmente penseremo al rubino. Tuttavia, essa non è affatto l’unica pietra presentante tali caratteristiche ed esempio di questo è la pietra di cui parleremo oggi.
Il granato, probabilmente non da tutti conosciuto, è così descritto da Aristotele: “è una gemma rossa, ma non come il rubino. Il suo rosso è molto più simile a quello di una fiamma”.
Trattasi dunque di una pietra, considerata semi-preziosa, il cui nome deriva dal latino granatus (= grano, seme) proprio per la sua forma rotondeggiante e rossa, paragonabile proprio ai semi di un melograno.
Tuttavia, definire il granato rosso per antonomasia, sarebbe un errore, poiché in natura questa gemma si presenta in una moltitudine di colori.
Il granato demantoide, ad esempio, è caratterizzato da un verde mela. Il granato tsavorite è sempre verde, ma più simile a quello di uno smeraldo, anche se molto più raro in natura di quest’ultimo (Vedi: https://robertoborghesi.com/products/tennis-smeraldo ). Ancora il granato essonite, che presenta, invece, una tonalità tra il miele ed il caramello. Varietà rodolite, per il viola. Almandino, per le sfumature più aranciate.
Numerosi altri potrebbero essere gli esempi, ma oggi, con voi, voglio approfondire la varietà del piropo di questa pietra, che presenta proprio quel colore rosso che abbiamo decantato all’inizio.
Il granato cosiddetto “piropo”, dal greco puropos (=“dagli occhi di fuoco”), deve il suo colore rosso intenso, direi quasi sanguigno, alla composizione ricca di magnesio.
Era usato già dagli Egizi, che ne adornavano gioielli, ma raggiunge senza dubbio il suo apice attorno al XVI secolo, grazie alla scoperta di grossi giacimenti nelle miniere della Boemia.
Promotrice assoluta di questa gemma, genuinamente anche per amore patriottico, ne è certamente l’Imperatrice d’Austria Maria Teresa.
Mai Imperatrice de facto - in quanto prima sovrana consorte del marito Francesco I e successivamente, madre di Giuseppe I - era comunque assoluta detentrice dell’effettivo potere politico.
Fu sovrana illuminata e innovatrice sia per quanto riguarda le decisioni politiche (introdusse l’istruzione obbligatoria nel 1774, applicó restrizioni alla tortura e ai processi alle streghe, emanò una riforma fiscale che coinvolgeva maggiormente clero e nobiltà…), ma anche per ciò che concerneva la moda. Fu proprio lei, infatti, ad introdurre il granato nelle terre dell’Impero, adoperandolo nei suoi gioielli e diffondendone quindi l’uso tra la nobiltà. Vedi https://robertoborghesi.com/products/maestoso-anello-con-granato-piropo
Era per lei motivo di orgoglio indossare una pietra che provenisse dalle sue amate terre, la Boemia e ben presto la trasformò nella star dell’industria orafa del secolo. (Vedi: https://robertoborghesi.com/products/x902f2uc)
Il granato, meno costoso del rubino, in anni dove la “piera rossa” era il simbolo dell’amore, era largamente utilizzato anche negli anelli di fidanzamento e promessa delle fasce di popolazione meno abbienti. (Vedi: https://robertoborghesi.com/products/anello-trilogy-con-granato-piropo )
Lo si trova frequentemente anche nei gioielli maschili, come gli anelli, regalati dalle amate a simboleggiare il sentimento che li univa.
Ancora oggi resta una pietra molto amata, forse per il suo fascino austero ed elegante o per la sua grande versatilità.
Spesso ci dimentichiamo che il mondo dei minerali preziosi è molto più vasto rispetto a quelli che sono i big three - rubino, zaffiro e smeraldo - e che, anche nel mondo dei semi-preziosi, esistono tesori variopinti e luccicanti tutti da scoprire.
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